Blablabla

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(Da una storia inventata con il nanetto grande durante un lungo viaggio in auto…)

Blablabla

C’era una volta tanto tempo fa il paese di Blablabla,
era un regno lontano ed isolato in cui nessun abitante si era mai azzittatto
tutti parlavano, notte e dì, anche con gli oggetti, proprio così.
Parlava il re e parlava la regina,
parlava il cacciatore con la selvaggina
parlava il cuoco con i suoi bignè
parlava la domestica con il servizio da tè
parlava il giardiniere con i suoi fiori
parlava il pittore con i tubetti dei colori
parlava il contadino con il forcone
parlava il pastore con il montone
insomma chiacchere chiacchere in quantità
mai silenzio, per carità!
Almeno fino al giorno tremendo ed inaspettato
In cui si presentò un cavaliere dall’elmo crestato.
Avanzava con il suo cavallo nero e maestoso
Tutto impettito e… silenzioso!
Chiunque lo incontrasse si spaventava
Quel silenzio terrorizzava
Nessuno osava avvicinarsi a quel cavaliere
Nessuno problemi voleva avere
Ma lui incedendo muto e tremendo
Si parò davanti al povero reverendo
che per la paura si era immobilizzato
Ed a fuggir si era attardato.
Il cavaliere sempre in silenzio fece solo dei gesti
Ma bastaron per far fuggir via tutti lesti
Anche il prete, che velocista
Ratto sparì di tutti alla vista.
Ma il cavaliere non si fermava
Sicuro sul suo nero cavallo avanzava
E tetro si avvicinò a dei bambini
Che dal terrore rimasero fermi come soldatini.
Di nuovo zitto ma agitando le braccia
Li vide sbiancare subito in faccia.
Cambiò allora strada e si diresse alla rocca
Senza però aprir mai bocca.
Il re dalla torre lo vide avanzare
E subito forte iniziò a tremare
Ma di Blablabla lui era il sovrano
E si fece forza anche se anziano
Prese la spada ormai arrugginita
E l’armatura tutta brunita
Poi disse loro: “forza, coraggio
Andiamo ad affrontare quel brutto tipaccio”
Tremante e impaurito e stranamente muto
Il re avanzò, vecchio canuto
Spada in pugno ed elmo ammaccato
Arrivato davanti a quel nero colosso trattenne il fiato
E quando lui di nuovo iniziò a gesticolare
Chiuse gli occhi e cominciò la spada a roteare
Ma ecco sbilanciato da tutto quel peso
Cadde e rimase come un salame appeso
Mentre la spada girando girando
Finì sull’elmo del cavaliere beffardo
Facendo alzare di botto la sua visiera
E mostrando il volto di quella oscura fiera.
Il re impietrito non ebbe il tempo di reagire
Che quello di un fiato iniziò a dire
“Ah, finalmente-Maestà-mi-avete-liberato
l’elmo-si-era-proprio-incastrato
non-potevo-più-parlare
ma-appena-respirare
ecco-lesto-mi-presento
di-chiaccherare-non-mi-pento
sì-parlare-assai-mi-piace
e-alle-orecchie-non-do-pace
dal-mio-paese-allontanato
qui-mi-sono-rifugiato
per-parlar-parlar-parlare
non-mi-voglio-più-azzittare
parlar-voglio-senza-sosta…
non-mi-date-una-risposta?
Posso-rimanere-vero?
Io-davvero-son-sincero
A-Blablabla-voglio-restare
Non-mi-potete-allontanare.
Son-un-valoroso-cavaliere
Avermi-a-corte-vi-conviene
Solo-parlar-voglio-senza-posa
La-mia-lingua-mai-riposa…”
Il re sbigottito sospirò
“dall’aspetto certo mai più giudicherò”
ed a corte accolse il cavaliere chiaccherone
per il quale trovò però una soluzione
due bei tappi nelle orecchie sotto la corona
lo salvarono da quella figura così chiaccherona
che dire, anche a Blablabla
ogni tanto si ama la tranquillità!

Fla e Ale

 

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