L’arca di Noè

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Nel cuore della notte, come talora capita, una voce invocava il mio nome. In genere per i primi due o tre appelli fingo beatamente di non aver sentito. Nel dormiveglia ho però sentito che la vocina era vicina, ed ho concluso che l’Ingegnere-cuore-tenero aveva probabilmente capitolato portando la Piccola Peste nel lettone. Poco male, basta che possa dormire ancora, ho pensato. Poi un’altra voce, perplessa “ma chi l’ha portata qui?”. Sorrido “Tu Tesoro”, poverino – penso ancora, è così rimbambito di sonno che non si è neanche reso conto. Ma no, non l’ha portata lui… la maga dell’escapologia ha scavalcato la spondina del lettino, trovato a tastoni la porta della camera, percorso il corridoio, imboccato la porta della nostra camera e raggiunto il letto, ed ora è lì, beata, che ripete come un mantra “mamma, basta nanna”. Vabbè, ne parliamo domani, la issiamo in mezzo a noi, la abbraccio e ci riaddormentiamo. All’improvviso un altro suono mi sveglia, è il citofono… il citofono!!! Oh no, è il nonno che è passato a prendere il Nanetto per accompagnarlo all’asilo, non mi sono svegliata! Corro a rispondere, lo ringrazio di essere passato, ma niente servizio taxi oggi, ormai è tardi. Congedato il nonno attonito vado a svegliare il Nanetto. Nel letto non c’è… in bagno non c’è… lo trovo nel lettone, abbracciato alla sorellina, anche lui in un momento imprecisato della notte ha deciso di cercare rifugio in questa affollata isola. Ormai per l’asilo è tardi, mi rimetto accanto a loro, li abbraccio. Eccola qui l’Arca di Noè, la salvezza di ogni vita, una famiglia. Mi sento il Noè di questa zattera, traghetto chi popolerà un domani il mondo… buffi e dolci animaletti… anche se fuori piove, domani di certo SEREN SARA’…

(immagine tratta da Quando Noè cadde dall’arca, G.Tessaro)

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