Aspettative

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Non sopporto le pubblicità delle super mamme, quelle che se i figli tornano a casa inzaccherati di fango e giocano a pallone in bagno sorridono, se i pargoli corrono con merendine traboccanti di marmellata e le spatasciano sulle lenzuola bianche sorridono, se sono bloccate nel traffico mentre fanno il quotidiano servizio navetta ai piccoli sorridono. Io non sorrido, voi non sorridete, nessuno sorriderebbe… è un modello errato da proporre, in primo luogo a noi, che viviamo rincorrendo modelli ideali assolutamente demenziali, e per i nostri figli, che si chiederanno prima o poi perché gli sia capitata una mamma con poco senso dell’umorismo, se alla prima macchia di pomodoro sulla maglietta appena messa sbraita, invece di farsi una bella risata. Lo stesso avviene per i figli. Piccoli trofei da sfoggiare (chi di noi non ha un bracciale, collana, anello con le loro effigi, nomi o quant’altro), perfetti esempi dell’uomo ideale che stiamo contribuendo a formare. Devono essere dei piccoli Lords, poliglotti, amanti della lettura e del teatro, sportivi. Ma a volte dimentichiamo che sono solo bambini. Io lo faccio di continuo.

Durante queste vacanze ho portato i pargoli al Muse di Trento, un meraviglioso museo delle scienze dedicato alle famiglie, pieno di animali, esperimenti, giochi sensoriali e tutto quello che un genitore potrebbe desiderare. Era dallo scorso anno che sognavo di poterli portare. All’entrata ecco davanti a me famigliole con bimbi entusiasti, tutte unite ed affiatate per scoprire il funzionamento di una carrucola o di un giroscopio, o intente ad ammirare leoni e dinosauri. foto-roberto-nova-archivio-muse-museo-delle-scienze_low-850x598

Il mio sogno però si è infranto subito. Accanto a me la Piccola Peste si rotolava a terra piagnucolante, il Nanetto alternava momenti in cui ciondolava annoiato ad altri in cui correva invasato a fare i giochi scientifici presenti dei quali però non gli interessava minimamente la spiegazione tecnica, ma solo ed esclusivamente l’aspetto ludico. Una giornata da incubo. Del museo hanno visto ben poco. Giornata no, decisamente.

Il fatto è che capita. Mio figlio non è Darwin e la Peste non è Forbes. Magari lo diventeranno. Devo solo imparare a capire che ciò che entusiasma me, può non interessare loro, che il mio compito è stimolarli, non forzarli. Non è facile trovare un giusto equilibrio, ma dobbiamo provare. Soprattutto dobbiamo smetterla di riportare la nostra vita a modelli non dico inarrivabili, ma inesistenti. Allora intesi pargoli: niente marmellata sulle lenzuola e in cambio più pazienza se l’esperimento di Miller-Urey sul brodo primordiale proprio non vi interessa…

L’immagine in evidenza è presa da qui.

La foto è presa da qui.

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