Come fiamma che brucia, la poesia di Bella Chagall

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Difficile essere ottimisti in tempi come i nostri, difficile trovare poesia dove regna solo paura, diffidenza, odio. Eppure c’è chi ne è stato capace, in tempi forse ancora più bui, lui ha portato luce e colori e poesia nelle nostre vite: Marc Chagall. Ebreo di Vitebsk con gli occhi da bambino, amò il mondo anche quando il mondo cercò di distruggere il suo popolo e la sua cultura. Nei suoi quadri anche gli oggetti più semplici vibrano di vita, volano, turbinano. Me ne sono innamorata anni fa, vedendo una sua mostra al Vittoriano, lo scorso inverno l’ho seguito a Milano e poi a Roma, per altre magnifiche esposizioni. Proprio a Roma mi sono imbattuta nell’opera della sua amata Bella: Come fiamma che brucia. Ho acquistato il libro sperando di trovare spunti per amarlo ancor di più, come quando ho letto La mia vita. Invece mi sono innamorata di Bella. Nel libro solo un capitolo, per altro meraviglioso, racconta del loro incontro e dello sbocciare del loro amore, ma ogni riga del testo sembra preludere a quel momento, perché Bella scrive proprio come Marc dipinge, e si arriva all’incontro pensando che fosse inevitabile che quelle due anime si trovassero, proprio lì, a Vitebsk. La prosa di Bella è semplice, piena di poesia, racconta della sua vita di bambina ebrea nella Russia di inizio Novecento, la cui esistenza è scandita dai riti e dalle feste della tradizione ebraica. La sua straordinaria sensibilità dà vita ai semplici arredi che la circondano, così anche una pendola o una candela vivono, piangono, cantano. Leggere Bella è come dar voce ad un quadro di Chagall, tanto che alla fine ci si chiede chi dei due abbia davvero influenzato l’altro. Ma credo che la conclusione sia semplice, non avremmo quadri né prosa senza lo straordinario amore che li unì. Se avete voglia di pace, silenzio e poesia leggete questo libro. So che non mi crederete, ma ho iniziato a leggerlo durante la mia vacanza al mare, mi ero alzata alle 6 per vedere il sole sorgere sull’acqua, ad un tratto ho sentito un suono lontano, sul tetto di un magazzino, lontano, un violinista suonava il suo spartito al mare… Marc-Chagall-The-blue-fiddler

Si chiedeva Chagall nel 1947:

Gli uomini frettolosi di oggi sapranno penetrare nella sua opera, nel suo universo?
Più tardi altri verranno e sentiranno forse il profumo dei suoi fiori, della sua arte.
Le sue ultime parole: “I miei quaderni…”

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L’immagine del libro è presa da qui, quella del Violinista blu da qui.

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