Ottobre

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Sono una persona decisamente pigra. La mia pigrazia mi porta inevitabilmente a essere abitudinaria.  Forse è per questo che solo oggi ho deciso di abbandonare la linea A della metro per avventurarmi sulla C. L’impatto è stato devastante. Come raramente capita a Roma mi sono sentita cittadina di una capitale europea. A distogliere il mio pensiero da ruberie e regalie messe in campo per realizzare la sua prima tratta, ecco la piacevole sensazione di vivere in una periferia ora meno lontana, e l’immagine di me che carico la bici su un suo vagone, destinazione Isola Tiberina… magari in primavera… o in una giornata come questa, con un’ottobrata così.  20151103_125817

Qualche giorno fa sentivo uno speaker milanese chiedere di spiegargli cosa fosse un’ “ottobrata”. Caro mio, come posso spiegartelo? Come posso spiegarti di che colore sa essere il cielo di Roma in queste giornate? È un colore che non si trova altrove. E l’aria,  come posso raccontarti il suo essere mite, leggera? E poi le foglie rosse, l’arancione dei laterizi, e ancora quel blu che tutto pervade. Oggi ho passeggiato ai piedi della Piramide, tra le tombe spoglie e magnifiche del cimitero acattolico, in un angolo di Testaccio che così Pasolini descriveva…

Non è di maggio questa impura aria

che il buio giardino straniero

fa ancora più buio, o l’abbaglia

con cieche schiarite… questo cielo

di bave sopra gli attici giallini

che in semicerchi immensi fanno velo

alle curve del Tevere, ai turchini

monti del Lazio… Spande una mortale

pace, disamorata come i nostri destini,

tra le vecchie muraglie l’autunnale

maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,

la fine del decennio in cui ci appare

tra le macerie finito il profondo

e ingenuo sforzo di rifare la vita;

il silenzio, fradicio e infecondo…

 

20151103_125210Ho incontrato Gramsci, Keats e Shelley, e per raggiungerli ho attraversato il Celio, ho visto sfilare gli infiniti archi del Colosseo, ho guardato divertita un signore vietnamita che prendeva lezioni di italiano da una signora sul tram, ho visto Roma, come non la vedevo da tanto, bella, magnifica, e sono stata colta da una rivelazione, che avevo già avuto durante un tramonto sulla terrazza di Castel S. Angelo.

Forse il fatto che Roma sia invivibile è il prezzo da pagare per essere qui, perché altrimenti nessuno potrebbe desiderare di abitare un altro angolo della Terra…

Me ne vado, ti lascio nella sera

che, benché triste, così dolce scende

per noi viventi, con la luce cerea

che al quartiere in penombra si rapprende.

E lo sommuove. Lo fa più grande, vuoto,

intorno, e, più lontano, lo riaccende

di una vita smaniosa che del rocorotolio dei tram, dei gridi umani,

dialettali, fa un concerto fioco

e assoluto. E senti come in quei lontani

esseri che, in vita, gridano, ridono,

in quei loro veicoli, in quei grami

caseggiati dove si consuma l’infido

ed espansivo dono dell’esistenza

– quella vita non è che un brivido….

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