Un angolo di oriente nel centro di Roma

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Dopo averne tanto sentito parlare, qualche giorno fa sono stata con i bimbi a visitare il giardino giapponese.

E’ un giardino annesso all’Istituto Giapponese di Cultura in Roma, inaugurato nel 1962 con il preciso intento di promuovere la cultura giapponese in Italia; fu il primo nel suo genere all’estero.

L’edificio è un tipico esempio di architettura moderna giapponese, costruito in cemento armato, con pilastri sporgenti neri che contrastano il bianco delle pareti, le finestre a grate e una veranda lungo tutti i lati che si affaccia proprio sul giardino, che diventa in questo modo parte integrante dell’edificio.

La realizzazione di giardini è, per i giapponesi, una vera  e proprio forma d’arte e rispecchia la loro religione e filosofia di vita; non avevo mai fatto caso a questo aspetto ma la guida lo ha spiegato bene: noi cristiani crediamo in Dio che ha creato il mondo; finchè Adamo ed Eva sono stati nel Paradiso, vivevano in armonia con la natura, ma dopo aver commesso il loro peccato sono caduti sulla Terra e  lì hanno dovuto provvedere al loro sostentamento con difficoltà, spesso in antitesi con la Natura; e così il giardino all’italiana, rispecchiando il rapporto tra uomo e natura nella nostra cultura, è un giardino estremamente controllato, dominato dalla mano dell’uomo, tutto è ricondotto ad una estrema simmetria e razionalità e c’è sempre un punto predominante da cui si ha la visione e il controllo di tutto il giardino.

La religione giapponese, invece, scintoista e buddista, crede negli spiriti naturali; l’uomo pertanto vive in mezzo alla natura in perfetta armonia ed integrazione con essa. I giardini giapponesi rispecchiano questa visione del rapporto tra uomo e natura, pertanto sono asimmetrici, non pianeggianti, non esiste un punto predominante e l’uomo al suo interno si sente parte di tutto ciò che lo circonda, viene avvolto e coinvolto da tutti gli elementi naturali che compaiono sempre, rappresentati da pietra, ghiaia, acqua (sotto forma di cascate e laghetti), lanterna di pietra, piante varie.

Il giardino di Roma non fa eccezione: vi si accede attraverso un sentierino di ghiaia che lo percorre facendo diverse curve attraverso un terreno leggermente scosceso; c’è un laghetto alimentato da delle piccole cascate, il cui continuo sciabordio induce all’ascolto e alla meditazione; ci sono pietre (provenienti dalla Toscana), sia lungo il sentiero sia in mezzo al laghetto, per permettere il passaggio da una riva all’altra; c’è la lampada di pietra (l’unica cosa, insieme ai ciliegi, proveniente effettivamente dal Giappone); c’è un pino marittimo e uno montano; non mancano i tradizionali ciliegi, tutti fioriti; sono della specie che produce fiori grossi e rotondi, non fiorellini piccoli, forse a noi più noti. Ci sono iris, glicini e, incredibilmente, 3 ulivi, piantati per volere dell’architetto che ideò il giardino, in segno di fratellanza con l’Italia.

Il giardino è davvero piccolo, la spiegazione della guida, seppur molto dettagliata ed esaustiva, dura appena mezz’ora, inoltre per me che abito dalla parte opposta della città è stato un “viaggio” in mezzo al traffico; ma nonostante ciò, consiglio vivamente di andare a visitarlo considerandolo come un assaggio della complessa e variegata cultura giapponese; se potete ritagliatevi un po’ di tempo in più per soffermarvi anche all’interno dell’edificio per visitare le mostre allestite (attualmente ce n’è una sui Manga).

Io sono davvero una profana di cultura giapponese, non la conosco affatto, ma se siete degli appassionati vi informo che l’Istituto Giapponese di Cultura è molto attivo culturalmente: sono sempre presenti eventi di musica, cinema o teatro (quasi sempre gratuiti, così come la visita del giardino), conferenze, mostre e corsi di lingua.

Per tutte le informazioni, vi rimando al sito.

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