Djeco=gioco

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Alzi la mano chi non ha detto almeno una volta ai propri bambini: “Dai giochiamo!”, con l’entusiasmo e la voglia di divertirsi un po’ insieme. Tenga su la mano chi dopo i primi cinque minuti ha iniziato a notare il disappunto di uno o entrambi i pargoli perché non stavano vincendo. Continui ancora a tenerla su chi ha visto scoppiare un dramma con pianto, copiose lacrime, lagna, urla del tipo “ma io non vinco mai!” al termine del gioco. Non chiedo neanche a quanti di voi sia rimasta la voglia di riproporre un gioco ai propri figli da quando si è reso conto che sono dei rosiconi che stanno a De Coubertin come un elefante a una bicicletta. Ecco, il Nanetto non sa giocare, sono anni che tento di insegnargli che “L’importante non è vincere, ma divertirsi, perché chi si diverte ha già vinto”, senza nessunissimo successo.

Gli dico anche che “Sbagliare è il primo modo per imparare”, ma niente.

Lui vuole vincere, vincere, solo vincere. Piange se perde lui, piange se perde la sua squadra, ogni tentativo di giocare insieme diventa nell’ordine: competizione, dramma, lite. Sì lite, perché non mi sfiora l’idea di dargliela vinta, anzi, il mio tentativo di insegnargli il valore della sconfitta, la capacità di saper perdere, è ormai un punto fermo: se giochiamo, si seguono le regole, se sei sfortunato e perdi, pazienza, impara che il senso dovrebbe essere nel gioco, nello stare insieme, no nel risultato. Non a caso mio padre mi chiama il Sergente di Ferro…

Per fortuna ultimamente mi è venuta incontro la Djeco. Al solito ho scoperto Djeco tramite Fra, che al quarto compleanno del Nanetto ci ha regalato un mazzo di carte gioco. Si doveva ricordare una serie di azioni “buffe” (nome del gioco Tip Top Clap): fischiettare, fare il verso del gatto, battere le mani. Un gioco semplice, divertente, in cui il ridere a crepapelle faceva spesso dimenticare al puffo il suo spirito agonistico.

Poi è arrivato MiniMatch per coinvolgere nei nostri giochi la sorellina di 2 anni, un semplice gioco di carte per aiutare a distinguere immagini e figure e imparare ad osservare. Ora per il compleanno ecco Batamomo, per divertirsi con lettere e parole.

Il gioco di cui però vi vorrei parlare è Woolfy, un gioco in scatola ispirato ai Tre porcellini.

20160506_211504 - CopiaSu un tabellone un grande lupone nero insegue i tre fratellini, che oltre a cercare di non finire in pentola devono costruire, insieme, la casetta di mattoni, e lì trovare rifugio per vincere, tutti insieme. Come scritto sulla confezione infatti questo non è un gioco di competizione, ma di COOPERAZIONE. Si vince e si perde insieme, nel gioco si collabora per raggiungere l’obiettivo.20160506_211631

Se un porcellino è nei guai perché è finito nel pentolone del lupo, ecco che gli altri accorrono a salvarlo. Insomma un messaggio bellissimo, un gioco divertente, un’occasione per giocare e divertirsi, ma anche imparare.

20160506_211533 - CopiaEh sì, perché forse non ci pensiamo mai abbastanza, ma anche il giocare si impara. Giocare è una cosa seria, saper giocare significa imparare a stare con gli altri, a rispettare le regole, ad impegnarsi per dare il meglio, a saper accettare di aver perso. Insomma, il gioco dovrebbe essere un esercizio quotidiano, come i compiti per casa. Per questo a volte è meglio far fare ai nostri bimbi un laboratorio in meno e un pomeriggio al parco in più. Come i leoncini nella savana, a noi sembrano solo cuccioli intenti a giocare, ma i bambini stanno imparando la loro lezione più importante, imparano la vita! Di giochi di cooperazione la Djeco ne propone tanti, a voi l’imbarazzo della scelta, vedrete che tra giochi in scatola, carte, kit creativi, anche voi ve ne innamorerete!

Un commento

  1. Adoriamo anche noi i giochi della djeco, ma quello di cui parli ci manca… lo metto in lista per la prima occasione, direi che fa proprio al caso di Elena (la mia media) che di imparare a cooperare avrebbe proprio bisogno! 😉

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