Compiti per le vacanze. Svolgimento: nessuno

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Se “Vorrei ma non posto” è il tormentone dell’estate 2016, “mio figlio non ha fatto i compiti perché” è il tormentone di ogni estate che si rispetti. Quest’anno però l’amletico dubbio compiti sì/compiti no è stato accompagnato da lettere su giornali e su FB di genitori che si ribellavano a gran voce a questa barbarie. Oggi ho sentito l’ultimo della serie, quello che “ha montato la scrivania” con il pargolo, portato in trionfo su Radio2. In genere non mi appassiono alle polemiche, sono troppo pigra. Inoltre cerco di pensare sempre che le persone siano animate dalle migliori intenzioni nel fare le cose e che spesso, analizzando le cose fuori contesto, si può finire facilmente fuori strada. Il papà-eroe del web spiegava oggi che la sua lettera nasceva dalla volontà di far riflettere sui sistemi pedagogici nostrani e di aver avuto per questo anche il placet di preside e maestre, oltre – ovviamente – a una sfilza di MI PIACE sul web. Ora però a me non piace proprio. Per un sacco di motivi.

  • Il primo e più banale è che gli insegnanti NON DEVONO esse delegittimati. Tanto per chiarire non sono persone prese e messe lì tanto per fare, hanno studiato per diventare docenti e quello che fanno – con tutti i limiti che possono esserci – lo fanno per il bene dei nostri figli. Le maestre non appioppano i compiti ai bambini perché vogliono sadicamente rovinare le vacanze a loro e alle loro famiglie, per evitare che si diano alla falegnameria, al bricolage o a qualsiasi altra cosa con il papà, ma perché possano imparare a gestire il lavoro (perché la scuola è un lavoro) che gli viene assegnato, perché la loro mente possa restare allenata e pronta a ricominciare senza eccessivi sforzi a settembre (gli ostacoli non li eliminate, li spostate solo un po’ più in là!).
  • Se un genitore è convinto che al figlio siano dati troppi compiti (il papà diceva con orgoglio di aver mandato la stessa lettera l’anno precedente) se ne parla PRIMA con maestre e genitori degli altri alunni, se sono così accondiscendenti credo che un accordo si possa trovare, per i motivi di cui sopra.
  • Le regole SONO REGOLE! Se si hanno SOLO tre mesi per insegnare al proprio pargolo a vivere (perché gli altri 9?), si ha un’intera vita in cui il compito di un genitore è insegnare il rispetto delle regole, che in primo luogo si basano sul RISPETTO DEGLI ALTRI. Il bambino non ha fatto i compiti, e gli altri? Far fare al proprio bambino “come gli pare” mina le basi anche dell’educazione altrui. Ogni altro bambino si sentirà legittimato a pensare: “E che sono io il più fesso? Visto che bravo quel papà, il mio invece che mi ha fatto fare i compiti…”. Quando si riprenderà scuola, il bimbo bricoleur farà forse più difficoltà degli altri a riprendere, anche se solo per pochi giorni, e gli altri dovranno tutti rispettare i SUOI ritmi, perché nessuno deve essere lasciato indietro.
  • La scuola non è nemica dei nostri figli, è un loro DIRITTO, i compiti devono farli perché SERVONO A LORO, alla loro crescita, non si tratta di imparare solo a scrivere e a far di conto, ma di imparare il senso di responsabilità, il rispetto delle autorità e degli altri, il fatto che anche ciò che è faticoso va fatto, anche se si è bambini.

Insomma, mi vengono in mente una marea di altri motivi, il principale è però sempre lo stesso: oggi pensiamo di aiutare i nostri figli risparmiando loro fatica, traumi, paure, ma la vita è fatta di fatiche, traumi e paure, il nostro compito è di aiutare i bambini a crescere, sostenerli nelle difficoltà, non insegnare loro le scorciatoie. Quest’estate ho fatto tantissime cose con i miei figli: lunghe passeggiate, giochi e disegni, coccole e dolce far niente, e i compiti, noi abbiamo fatto i compiti!

Come vi dicevo poi è un tormentone annuale, lo scorso anno ne aveva scritto Fra!

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