Beata ignoranza!

| 0 commenti

È mattina, sto andando a lavoro in autobus. Per fortuna ha trovato posto a sedere, ne approfitto per riguardare alcuni dati e riposare la schiena dolorante. L’autobus è mezzo vuoto. Si avvicina la mia fermata e mi alzo. La signora accanto al sedile non accenna minimamente a farmi posto. Visto che c’è spazio tra la seduta e il palo di sostegno sguscio tra i due e mi ritrovo davanti alla porta. Dietro di me una signora borbotta a bassa voce, ma non troppo, quel tanto che io possa sentire: “Anvedi questa”, e l’uomo che è  con lei, che dal pari livello di educazione direi il figlio: “Ma lasciala perde va”, con conseguente chiosa di mamma “Poi vojo vedè se je se schiacciano i piedi”.

Il riferimento è al fatto che sono davanti alle porte, sulla pedana, loro sono alcuni passi dietro. Penso per un attimo se sia il caso di girarmi per spiegarle che, se sono sgusciata sulla piattaforma libera è stato solo per un senso di cortesia, per non far spostare la signora di cui sopra e loro due. Ma penso che ne potrebbe scaturire una polemica, visti i modi, e alle 9 di mattina non ne ho proprio voglia. Non faccio in tempo a finire il mio pensiero che la “signora” inizia a spingermi. Faccio finta di nulla, cercando semplicemente di tenermi stretta per evitare di cadere contro la porta. Visto che anche questa provocazione cade nel vuoto la donna sbotta: “La smetta di spingere!”. Ecco, in quel momento i buoni propositi sono venuti meno. Faccio notare alla signora che a spingere è lei, che è lei che sta borbottando e inveendo per quella che voleva essere un’attenzione riservata eventualmente alle persone sbagliate. Poi forse ho trasceso, dicendole che nel caso si fosse svegliata di malumore non era il caso di farlo pesare agli altri, e che evidentemente l’educazione sta divenendo merce davvero rara e preziosa. Scendo, la sento parlottare ancora, la giornata inizia proprio bene.

Arrivo al lavoro, ho una quinta elementare da portare in giro per un museo, bambini educatissimi, da esposizione! Inizio la visita, c’è un gruppo che ci precede. Cambio un paio di volte percorso per non incrociarlo, ma a un tratto lo ritrovo stipato in una saletta. Spiego un po’ fuori, ma si dilungano. Inizio a far entrare i bambini sul lato opposto. Un partecipante alla lezione mi dice in malo modo “Eh no, uscite non c’entriamo mica!”, provo a far presente che dobbiamo anche noi vedere la sala, la custode mi dice che siamo troppi. Le dico che aspetterò ancora, ma che anche io starei lavorando e quello è uno snodo obbligato, ci metterò poco, ma niente, riesco. Faccio altri dieci minuti buoni di lezione fuori e il gruppo continua beatamente all’interno, tanto che la custode esce, si scusa, e mi dice di entrare ugualmente. Cerco di sbrigarmi e esco nuovamente. Il gruppo ci ha di nuovo preceduti sul percorso obbligato. La sala però ora è grande, raggruppo i bimbi in un angolo, li invito a non parlare e bisbiglio la mia spiegazione. La collega no, lei continua imperterrita ad alta voce, non chiede neanche ai suoi di non parlottare a voce alta tra loro, né li fa spostare per permettere anche a noi la vista, almeno da lontano, dei reperti di cui stiamo parlando. Anche qui il rispetto per gli altri e per il lavoro altrui sembra latitare. Peccato, penso sempre che chi lavori nella cultura abbia un’attenzione e una sensibilità speciali, ma evidentemente ci sono delle eccezioni. Finisco la lezione, evitando accuratamente la collega e il suo maleducato seguito ed esco.
Arrivata ai piedi della Colonna Traiana una donna alle mie spalle dice al marito: “Questa è quella del fornaio, vero?!”.
Brutta cosa l’ignoranza, ma non solo quella che ti fa scambiare uno dei monumenti più famosi del mondo con la bizzarra tomba del fornaio Eurisace, quanto quella che non ti permette di capire che qualcuno, magari sbagliando, ha cercato di essere cortese; quella che non ti dà il coraggio di esporre civilmente le tue recriminazioni, ma ti porta al cieco desidero di nuocere all’altro, verbalmente o fisicamente; quella che pretende il rispetto che non dà, che ignora gli altri e i loro diritti…
brutta cosa l’ignoranza, ma per voi ignoranti! Quante cose meravigliose vi perdete, la bellezza del mondo e delle persone che offendete!

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.