I terribili due

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L’altro giorno ho letto su FB il post di una mamma che chiedeva lumi su come riconoscere l’inizio dei temuti “terribili due”. Involontariamente sul mio volto è passata un’ombra e per un attimo ho pensato di risponderle “cara mamma, se ti poni questa domanda tranquilla, tuo figlio/a non è nei terribili due, il problema in quel caso non è sapere COME si manifestano – te lo assicuro-, il problema è capire QUANDO mai termineranno! I terribili due sono seguiti dai deliranti 3, gli esasperanti 4 e chissà quanti altri… io temo che arriveranno almeno ai forsennati 20! Comunque, per le fortunate che ancora ignorano cosa siano capaci di fare i pargoli di due anni, ecco un breve prontuario.

Il duenne appare improvvisamente preso da sordità, ogni vostra richiesta verrà ignorata, vi darà maggior soddisfazione parlare con i centralini registrati del vostro operatore telefonico.
Il duenne inizierà a esplorare il mondo, in particolare il mondo racchiuso nei vostri cassetti, il tempo di rispondere al citofono e vi troverete circondate da, nell’ordine: mutande, calzini, i panni stirati accuratamente riciancicati, pigiami appallottolati, ecc ecc. Se per evitare danni deciderete di portare con voi il pupo in cucina per sorvegliarlo mentre preparate il pranzo, il tempo di spegnere il forno e il pavimento sarà cosparso di: pastina, farina, barattoli e coperchi, accuratamente sbattuti per produrre musica.
Un consiglio? Tenete la carta igienica lontana dal water, potreste ritrovare un’intero rotolo accuratamente inzeppato al suo interno.
Il duenne inizierà a definire la propria personalità e i propri desideri, che saranno inevitabilmente contrari ai vostri: d’estate vorrà il maglione di lana, d’inverno la maglietta a maniche corte, se piove vorrà assolutamente andare al parco, se è ora di pranzo sarà inappetente, non vorrà tenere le scarpe in pubblico, o le vorrà mettere al contrario, il tutto avverrà di preferenza nei momenti in cui avrete maggior fretta, tipo le 8,45 quando la chiusura dell’asilo è alle 9.
Il duenne inizierà a sentirsi un’artista: riempirà fogli, quaderni, libri (vostri e della biblioteca naturalmente!), muri, divani, tende, tappeti… ovviamente non con i suoi pennarelloni lavabili, atossici, con tappo safety, ma quelli carioca, indelebili rubati al fratello o con il pennarello a vernice per cd del papà.
Il duenne vorrà assaggiare, rigorosamente lontano dai pasti, oggetti rigorosamente non commestibili: scarpette, pezzi di lego, ruote tolte a morsi dalle sue macchinine, shampoo, croccantini del gatto, sassi del parco, magari un bacarozzo, ciucci di altri bambini (che a questo punto è il minimo), punte dei pennarelli di cui sopra, cibi nascosti appositamente sotto il divano.
Il duenne sentirà in sé il fuoco sacro dell’atleta olimpico: vorrà correre, in casa, all’uscita di scuola, in strada mentre arriva un suv, al supermercato o meglio ancora in un grande magazzino in cui si divertirà a nascondersi in mezzo ai pantaloni appesi per farvi giocare a nascondino. Si arrampicherà, come neanche un sedicenne esperto di parkour, su muri, muretti, la linea bianca del marciapiede (che lo porterà inevitabilmente a sbattere la testa agli specchietti di tutte le auto parcheggiate), la cancellata del parco, lo scivolo inevitabilmente al contrario, l’altalena, la panchina, la vecchietta sulla panchina, il cane della vecchietta sulla panchina.
Il duenne si riterrà padrone dell’universo, quindi tutto sarà suo, compresi i giochi degli altri bambini, sua sarà la casa, nella quale spargerà ovunque le sue cose per marcare il territorio. Vorrà tutto un campionario di giochi visti alla tv (perché finirà per vederla nonostante il vostro embargo), ma giocherà solo con il telecomando, che inevitabilmente nasconderà da qualche parte, costringendovi a vedere yo yo per una settimana.
Devo continuare? No, ogni mamma potrebbe aggiungere altri esasperanti dettagli.
La vera domanda è “come sopravvivere?”. Non lo so. Si va avanti per forza di inerzia e amore (ma soprattutto forza di inerzia!).
Un aiuto può venire dai nonni, ai quali sbolognare il pargolo per un paio d’ore di sano sonno, e dai libri. La mia Piccola Peste ad esempio ama molto Basta capricci papà.
Oggi le porterò a casa dalla biblioteca anche NO di Claudia Rueda, ed. Lapis. È un albo bellissimo, selezione NpL, che affronta con intelligenza proprio quel monosillabo che molti pargoli ripetono come un mantra. È la storia di una paziente mamma orsa e di un cocciuto orsetto all’arrivo dell’inverno. La mamma spiega con dolcezza al piccolo che è arrivato il momento di andare in letargo, che il freddo sta arrivando, che non c’è più da mangiare, che il tempo peggiorerà sempre più. Ma il bimbo, pardon, l’orsetto, ha una risposta per tutto: non ha sonno né freddo, ha due noci da mangiare e poi lui è forte e la neve gli piace. Mamma orsa, invece di bramire e rugliare come spesso faccio io, lascia fare, si mette comoda nella tana e permette al suo piccolo di continuare a giocare sotto la prima neve. La neve però cade sempre più copiosa, diventa bufera e il bianco copre tutto, anche il piccolo orso, che spaventato inizia a cercare la mamma. Eccola lì, mamma orsa sorride e lo accoglie. Il piccolo ricambia e le dice: “Mamma ho deciso di farti compagnia. L’inverno è lungo e senza di me ti sentirai molto sola”.
Un libro dolce, dai toni lenti, ovattato come una coltre di neve. Ideale per bimbi testardi e mamme orse un po’ troppo orse!

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