Il cavaliere Panciaterra

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Gilles Bachelet è assolutamente un genio. Come definire altrimenti chi ha raccontato con tanta ironia le vicende del suo animale da compagnia, ovvero un bellissimo elefante? Lo sanno bene quelli del premio Andersen, che nel 2016 hanno premiato il suo epico racconto di un bavoso cavaliere protagonista di una divertentissima storia di cappa e spada.

La storia è presto detta. Il cavaliere Panciaterra sa, come ogni paladino, che l’onore è l’onore, e l’onta dell’invasione della sua aiuola di fragole da parte di quel lumacone del cavaliere Cornomolle deve essere lavata, con il sangue e la bava di un esercito di lumache. Bisogna prepararsi per la battaglia allora!
Ci vuole però prima una sana colazione, un po’ di ginnastica, la toletta mattutina e la vestizione dell’armatura. Ecco, tutto è pronto.
Anzi no, bisogna prima sbrigare la corrispondenza (non sia mai che non si possa più fare dopo!), ma poi: via!
Anzi no, bisogna salutare i bambini, ci mancherebbe! Pronti, via.
Anzi no, si deve dare l’ultimo bacio alla mogliettina. Ecco, ora si parte.
Certo lungo la strada c’è una principessa da salvare, una bambina cui va insegnata la strada di casa, un gigante da affrontare, una partita a scacchi da finire, e poi un fungo su cui incidere il nome della propria innamorata, ma poi perché solo il nome?
Finalmente ecco il campo di battaglia, ma è ora di pranzo, e non si può guerreggiare a stomaco vuoto!
E dopo mangiato, non si vorrà mica saltare la salutare abitudine di una bella pennichella!
Vabbè, ormai è tardi, meglio rimandare a domani, chissà se andrà meglio… la morale?
Se fin qui quest’albo vi è sembrato geniale credetemi, il testo è il meno, perdetevi nei mille spassosissimi particolari delle ricchissime illustrazioni. Pensate che abbia usato troppi superlativi? Controllate voi stesse, mi saprete ridire!

Un commento

  1. Hai ragione è adorabile!

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