Neve

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È arrivata così, inattesa. Parlavo con un’amica e mi sono accorta che il suo sguardo andava spesso alla finestra… forse ha iniziato come al solito a piovere e pensa che è meglio iniziare ad andare… forse ha visto il mio vicino che a ogni sigaretta fuma imperterrito sguardo fisso verso il mio appartamento e si sta chiedendo (come me del resto) se è uno psicopatico… forse sto dicendo cose noiose e la sua mente cerca scampo oltre il vetro del salotto… ma sorride, e a un tratto fa: guarda! Nevica. Prima piano, poi i fiocchi si fanno sempre più grandi. È ora di prendere i bambini a scuola e mi ritrovo in strada a sorridere e a cercare di prenderne qualcuno con la punta della lingua. Sull’autobus c’è chi guarda fuori, chi fa una foto, chi di nevicate qui a Parigi ne ha già viste tante e preferisce lo schermo del cellulare (o magari sta vedendo foto di amici che postano immagini della neve, chissà). Arrivata davanti scuola tutto ormai è bianco. I bambini escono, gli sguardi si illuminano, quelli con accento del centro-sud gridano di sorpresa e gioia (l’avranno già vista la neve?), il Nanetto e i compagni iniziano a fare a palle di neve in strada. Esce la Piccola Peste (ormai ex, dovrò trovarle un altro nome), non credo si ricordi dell’ultima nevicata vista in montagna, è rapita, incantata, un’amichetta le se avvicina urlando: “Guarda, guarda!”. Gli adulti sorridono, gli ombrelli ormai bianchi, io no, la lascio cadere sul cappotto, mi piace così, anche se fa freddo. Avete notato che le cose che ci piacciono di più sono quelle che ci fanno sentire nuovamente bambini? La neve, il Natale, la cioccolata, le altalene, gli alberi su cui arrampicarsi, i prati su cui rotolare, gli specchi d’acqua su cui far saltare i sassi,… i libri per bambini. Se siamo felici, felici davvero, felici con niente, quando torniamo bambini, lasciamo ai nostri bambini il tempo di scoprire cosa significa…

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