Piccola storia dell’arte: Mirò

| 0 commenti

Joan Mirò nasce in Catalogna, e la Catalogna sarà in tutti i suoi quadri. La sua terra e il suo cielo lo accompagneranno ovunque. Se il blu è per sua stessa ammissione il colore dei suoi sogni e se le tre tele BLU I, II e III sono tra le sue opere più celebri, la terra la porterà con sé ovunque, si racconta infatti che al suo arrivo a Parigi egli tenesse in tasca un ramo di ulivo e delle carrube della sua amata campagna. La Catalogna è nella sua tela più celebre del periodo c.d. dettaglista, La fattoria (acquistata niente meno che da Ernest Hemingway e da sua moglie poi donata al museo di Washington), è nei ritratti di personaggi con la tipica berretta rossa, è nelle opere dipinte su povera masonite.
Mirò realizza le sue prime opere per trovare sollievo a una malattia nervosa, sopravvenuta per aver assecondato la volontà del padre nel vederlo tranquillo impiegato contabile in una drogheria. Come poteva tale vita piacere a un giovane cantore d’immagini? Per riprendersi da tale esaurimento nervoso Mirò è portato in campagna, a Mont-Roig, e qui osservando la brulicante vita della sua fattoria, i cieli cangianti e i piccoli dettagli dell’orto, realizzerà opere nelle quali solo qua e là si osservano le prime tracce della sua poetica onirica.
Ma l’arte si sa, agli inizi del Novecento, è Parigi. È a Montparnasse che Mirò studia. Una vita difficile, come quella di tutti i grandi artisti del periodo. Anche le privazioni sono però frutto di ispirazione, sotto i morsi della fame egli realizza infatti una delle sue opere più famose: Il carnevale di Arlecchino.

Questa tela sarà presentata ai bambini come una piccola caccia al tesoro: dov’è la scala (elemento simbolico tra i più ricorrenti in Mirò, programmatica dichiarazione del suo voler raggiungere un altro livello di realtà)? Dove sono i gatti e il gomitolo con cui stanno giocando? E il pesce? Il gioco diventerà sempre più complicato: dov’è il mappamondo? E quel triangolo nero fuori dalla finestra cos’è? Un aiutino? Siamo a Parigi… infine arlecchino: dov’è? Cosa sta facendo?
Una volta capito il gioco, ecco un bel modo per consolidare il proprio approccio con l’arte surrealista: a seguito di un viaggio nei Paesi Bassi Mirò rielaborerà tre celebri tele di pittori fiamminghi. La prima: Interno olandese I fornirà la traccia. Si mostrerà prima il quadro di Martensz Sorgh dal titolo Liutista (1661) poi la “rilettura” datane da Mirò, invitando i bambini a osservare le corrispondenze e le trasformazioni operate dall’artista catalano.

Per farlo si potranno usare fogli bianchi (anche se Mirò lavorava sempre la tela ciò aiuterà i bambini a concentrarsi sulle forme) o fogli colorati con colori tenui. Si consiglia l’uso di pennarelli a punta grossa e l’uso di pochi colori, pieni, corposi.

Quando tutti avranno terminato si mostrerà l’opera mironiana Interno Olandese II e si commenteranno insieme le differenze tra le varie scelte artistiche.

L’opera di Mirò è in continua metamorfosi e risente profondamente della situazione politica nella quale l’artista vive: la guerra mondiale prima e la guerra civile spagnola poi. I colori accesi del fauve catalano divengono acidi, violenti, le sue tele si popolano di uomini-mostro. Manifesto di quest’epoca è La natura morta del sabatot, con un’evidente richiamo a Le scarpe di Van Gogh, e dunque al mondo contadino sofferente, ora più che mai, e al fuoco, fuoco che qui diviene distruzione (laddove in altre opere di Mirò sarà l’affascinante elemento creatore-trasformatore).

Per far comprendere ai bambini quanto questo quadro renda l’angoscia provata dall’artista per il mondo in guerra, si potranno mostrare altre due tele di artisti spagnoli: Il 3 maggio 1808 di Goya, e Guernica di Picasso. Se nella prima il tema della guerra (quella contro le truppe napoleoniche) è trattato realisticamente mediante la raffigurazione di una fucilazione, che rimanda a ciò che la guerra è, Guernica e la natura morta di Mirò mostrano invece ciò che la guerra provoca nell’anima: il disorientamento, lo sconcerto, la paura.
Si potrà poi mostrare ai bambini l’opera realizzata da Mirò per raccogliere fondi proprio dopo l’attacco a Guernica: Aidez l’Espagne nella quale l’artista mostra un contadino, berretta in testa e pugno alzato, che invita a lottare o a donare franchi in favore della Spagna.
Mirò però è ormai stanco di osservare le miserie umane, si volge così al cielo, alle sue costellazioni. I bambini di oggi hanno spesso poca familiarità con le stellate notturne. Allora sarà utile mostrare loro le stelle formanti una costellazione e l’immagine che ne ispirò il nome assegnatogli dagli antichi. Io ho scelto Orione, ma anche l’Orsa Maggiore andrà benissimo, basta scegliere tra le costellazioni più note. Si potrà allora far osservare ai bambini come non vi siano se non labili legami tra la realtà astronomica e l’immagine che dona il suo nome a quell’angolo di cielo. Così sono Le costellazioni di Mirò, invenzioni fantastiche su fogli pieni di stelle.

Prendendo dei cartoncini a tinta tenue, si potrà così giocare con i bambini a ricomporre, mediante un collage di fogli colorati, un cielo ricco di costellazioni e simboli. Io ho scelto di ritagliare cartoncini solo di colore rosso, blu, giallo, verde e nero, poiché per introdurre il laboratorio ho deciso di offrire ai bambini la lettura del poetico Il quadro più bello del mondo edito da Kalandraka. Terminata l’opera ogni artista potrà, se vorrà, raccontare l’ispirazione che ha guidato la realizzazione della sua opera.

Per rendere quanto più possibile completa la conoscenza dell’artista ho infine mostrato ai bambini le immagini delle sculture e delle ceramiche realizzate da Mirò e, per concludere, l’opera grafica che più li ha conquistati: la locandina con il logo dei mondiali di calcio di Spagna 1982, che a noi Italiani ha anche portato grande fortuna!
L’opera di Mirò conquisterà di certo i bambini, se avete in previsione un viaggio a Parigi o vi serve una buona scusa per un week-end Oltralpe, fino al 4 febbraio al Grand Palais sarà ospitata la bellissima retrospettiva dedicata all’artista, altrimenti, se vi attira la Spagna, non dimenticate la Fondazione Mirò di Barcellona e, magari per la prossima estate, quella di Maiorca.

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.